Perché devi riconoscere il tuo talento e metterlo al lavoro

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Parlare di talento va molto di moda e io non ho resistito al fascino dell’ X Factor, a tal punto da dedicargli un blog. Questo dono dato da Dio all’uomo (conosciamo tutti la parabola dei talenti) gode di tale popolarità d’aver messo in ombra autorità assolute come l’intelligenza e la ragione, declassate a qualità innate e immutabili, tutt’al più plasmabili. Il talento, al contrario, è come l’uva: si coltiva. Ed è questo che lo rende così terribilmente irresistibile.

Il talento individuale e il talento delle aziende

Parliamo di talento individuale ma esiste anche il talento delle aziende e persino quello sociale. La ricerca Randstad Award, chiamata quest’anno Randstad Employer Brand, ha decretato le aziende che – secondo i potenziali dipendenti – dimostrano la maggiore capacità di attrarre a sé i talenti in cerca di lavoro. Questo significa che il colloquio di lavoro non è più un rigido esame dove il candidato deve dimostrare tutto ad un inclemente selezionatore. Il nuovo colloquio di lavoro è un momento in cui il talento del candidato si incontra con il talento dell’azienda sino a trovare il punto di equilibrio perfetto.  Jill Larsen, Senior Vice President dell’area Talent Acquisition della Cisco, ha deciso di modificare l’approccio dell’azienda nella ricerca e nella definizione di strategie per la ritenzione dei talenti, trasformando la sua immagine in quella di un datore di lavoro appetibile e interessante per i professionisti del settore. Queste strategie oggi fanno la differenza in termini di competitività.

Cos’è dunque il talento?

Il talento è un’azione. La professoressa dell’Università di Stanford Carol Dweck, che da oltre quarant’anni studia l’argomento, ci insegna che la maggior parte delle persone è rigida da questo punto di vista: Il talento o ce l’hai e non ce l’hai. Secondo la Dweck, queste persone hanno una mentalità rigida e credono che il talento, come l’intelligenza, sia un carattere immutabile. Non è così. La stessa parabola di Matteo è una straordinaria metafora sul valore della responsabilità. Il talento si coltiva costantemente mediante l’impegno e l’apprendimento. Non solo: se non viene coltivato, da noi o dalla nostra azienda, lentamente e inevitabilmente, si atrofizza.

Il talento non è cosa ma come fai qualcosa

Laura Garnett è una Performance Strategist statunitense, ideatrice del metodo Zone of Genius. Garnett sostiene che il talento non è solo un dono nel saper far qualcosa ma ha più a che fare con il come fai qualcosa.

Mi spiego: il tuo talento non è saper recitare, il tuo talento è il lavoro, il tuo approccio personale alla recitazione, come ti prepari per il ruolo, tutto quello che ti rende diverso da ogni altro attore.

Il talento, allo stesso tempo, porta con sé un enorme paradosso: pur essendo una caratteristica naturale, presente in ognuno di noi, viene spesso “sabotata” dalla maggior parte delle persone che nega a prescindere la possibilità di godere di questo privilegio. Una sorta di stratagemma per restare ancorati alla propria “zona di comfort”. Si spende la maggior parte del tempo a cercare di migliorare le proprie debolezze, a lamentarsi dei propri limiti, invece di fermarsi, prendersi un momento di autovalutazione, riconoscere il proprio talento innato e metterlo al lavoro. Sì, metterlo al lavoro.

La tua “zona d’ispirazione”

La vera potenza del talento è che quando lo metti davvero al lavoro, entri magicamente in quella che io chiamo la tua “zona d’ispirazione”, uno spazio d’azione dove i tuoi interessi, le tue passioni e capacità convergono fino a rendere le tue performance professionali o personali, uniche e straordinarie.

In realtà tutti noi abbiamo fatto almeno una volta nella vita questa esperienza. Sai perfettamente di essere nella tua zona d’ispirazione quando:

  • sei esaltato ed entusiasta degli obiettivi raggiunti;
  • desideri costantemente migliorare le tue prestazioni;
  • sperimenti quella sensazione di “assenza di tempo”, cioè lavori senza renderti conto che il tempo passa e attorno a te sono successe mille altre cose;
  • vivi quello stato di esperienza ottimale che lo psicologo ungherese Mihaly Csikszentmihalyi ha definito “flow”, il “flusso”.

Mettere al lavoro il tuo talento e lavorare nella zona d’ispirazione significa vivere a pieno il tuo potenziale. Un’esperienza che non ci si può e non ci si deve negare.

Grazie della tua attenzione e a presto. 

Emanuela

Foto: Sara Baras , “La Pepa”

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